Ricevo questa mail, firmata “Quelli della New Gallery” che riporto integralmente.
Per metterla giù in sintesi sarebbe sufficiente un rigo di questa mail clandestina: negli scorsi anni la compagine azionaria di Exibart è cambiata e la maggioranza, oggi, è nelle mani di personaggi che, legittimamente, vogliono fare della testata tutt’altro. Fine.
In realtà la storia è più complicata e soprattutto lastricata di invidie, alzate di ingegno e tanta, tanta voglia di affermare “questo giornale è mio e faccio come mi pare, anche se faccio male”. Piuttosto maluccio, a quanto si vede da qualche giorno a questa parte sul sito www.exibart.com, solitamente inarrestabile, che ha vissuto qualche giorno di stand-by giustificato goffamente da un messaggio che segnala “manutenzione software”. E che ora è ripartito offrendo notizie scritte in un italiano, diciamo così, creativo…
Chissà cosa ne pensano gli inserzionisti di oggi e di domani, gli abbonati e tutti coloro che hanno investito su un progetto e si ritrovano la loro inserzione in tutt’altro contesto.
Proprio così perché Exibart, per come lo conoscete e per come lo avete “usato” tutte le mattine, per come avete imparato a odiarlo (e ad apprezzarlo, dai), proprio non c’è più. E non solo perché il direttore, Massimiliano Tonelli, è stato licenziato in tronco ormai da venti giorni senza motivo, ma soprattutto perché lo staff che ha fatto il successo di questo prodotto sarebbe già uscito o avrebbe una gran voglia di scappare a gambe levate quanto prima. I nomi li conoscete: Marco Enrico Giacomelli, mitologico vicedirettore, Massimo Mattioli, colui che manovrava le speednews e scopriva sempre i nostri scherzi, Helga Marsala, con la sua tv, Claudia Giraud, che ci permetteva di non perdere neppure un opening, Valentina Tanni, Santa Nastro, Daniele Capra, Marianna Agliottone e tanti, tanti altri. Certo, anche lo storico fondatore e direttore responsabile Giovanni Sighele, fuori pure lui…
E se questi signori, gente che ha rivoluzionato il linguaggio dell’informazione culturale in Italia nell’ultimo decennio, hanno fatto la scelta di non restare in un contesto che deperisce la sua qualità, sarebbero ore contate quelle che ancora legano la “nuova” Exibart ai commerciali: nessuno di loro sembra saltellare dalla gioia al pensiero di vendere spazi su un giornale che sarà condotto dalla dottoressa Natalia Encolpio (il nuovo direttore), distintasi sino ad oggi come caposervizio della redazione di Ascoli Piceno de Il Resto del Carlino.
E ora? Cosa stanno rimuginando i ceffi che hanno fondato, diretto, portato Exibart a un successo che ne ha fatto il caso dell’editoria culturale italiana degli Anni Zero? Preparano una nuova testata (al muro!)? Scivolano verso il prepensionamento? Cercano un “posto fisso” in qualche istituzione? Si sparpagliano in altre testate? Beh, questo lo dovete scoprire da soli, la sensazione, comunque, è che la concorrenza dovrà riporre lo champagne ancor prima di stapparlo e che nessuno dei protagonisti di questa storia resterà… in tribuna!
Quelli della New Gallery











