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In questi giorni si è nuovamente aperto il dibattito sui comunicati stampa ‘social’ e sull’opportunità per i PR di utilizzarli accanto o al posto dei comunicati stampa ‘tradizionali’.
La discussione è scaturita da un post sul blog di Mark Evans (ME Consulting) a cui ha risposto un articolo di Wendy Marx sul sito di Fast Company.

La domanda che entrambi si sono posti è: che ruolo rivestono oggi i comunicati stampa e i social media release nell’attività di public relations?

I social media release sono stati introdotti nel 2006 da Todd Defren (Shift Communications): l’idea era quella di fornire a giornalisti impegnati tutto il materiale di cui avevano bisogno comprese foto, presentazioni, file audio e video.
Nel tempo, sono poi diventati un mezzo di comunicazione e dialogo non solo con i professionisti dell’informazione, ma con tutti gli utenti internet e il potenziale o effettivo target di riferimento.

Mark Evans, nel suo blog, scrive che nel 2008, sembrava ancora che i comunicatori avessero decisamente sostituito i comunicati stampa tradizionali con i social media release, più dinamici e ricchi di informazioni per i giornalisti, più atti a raccontare la storia delle aziende e strumenti di lavoro più creativi, remunerativi e faticosi da realizzare per i PR.

Tuttavia questo tipo di comunicato non ha mai davvero preso piede, perché le aziende sembrano non richiederlo.
Mark Evans conclude il suo post affermando che le relazioni e l’approccio dei comunicatori sono più importanti di qualsiasi comunicato stampa: se si vuole attirare l’attenzione dei blogger, ad esempio, “sono i due o tre paragrafi introduttivi di una mail che giocano un ruolo cruciale nel decidere se la questione possa intrigarli o far sì che premano il tasto ‘cancella’. Se si riesce a catturare la loro attenzione, potrebbero leggere il comunicato stampa per avere qualche informazione in più ma nella maggior parte dei casi, un giornalista o un blogger chiamerà o manderà una e-mail per avere maggiori informazioni o organizzare un’intervista”.

Mark Evans dunque conclude che, in generale, i comunicati stampa non sono fondamentali.

Per Wendy Marx, invece, che solo i social media release hanno attualmente poca importanza per i professionisti delle RP. In primo luogo – argomenta – è semplice trasformare un comunicato stampa in un SMR con l’aggiunta di link, video e bookmark per la condivisione: PR Newswire, ad esempio, permette alle aziende di inviare comunicati multimediali contribuendo alla loro diffusione sul web.

In secondo luogo, il SMR perde quelle caratteristiche di brevità e concisione del comunicato stampa tradizionale, contenente solo quelle ’5 W’ fondamentali a comunicare la notizia e capaci di catturare in breve tempo l’attenzione del lettore.

Il comunicato stampa ‘tradizionale’, in quest’ottica, detiene dunque ancora un ruolo importante per i PR.

Nel libro The new rules of marketing & PR, David Meerman Scott scrive che oggi i comunicati non sono più pensati solo per i media ma anzi principalmente in funzione dei motori di ricerca e dei clienti.
Per Scott i comunicati devono:

- attirare l’attenzione, essere leggibili e facilmente classificabili dai motori di ricerca
- semplificare il lavoro dei giornalisti, scrivendo il comunicato in modo corretto e comprensibile in modo che possa venire modificato anche di poco (nel caso in cui il giornalista o blogger non avesserero molto tempo a disposizione)

- andare dritti al punto e attenersi ai fatti
- essere privi di errori ed espressioni gergali.

One Thought on “Comunicati stampa: quale futuro?

  1. AAA Copywriter on 13 aprile 2010 at 6:11 PM said:

    Comunicati stampa? Ma quali??? In genere quelli che leggo sono stereotipi, noiosi, illeggibili. D'accordo dare risalto al produttore e al prodotto, ma questo vuole obbligatoriamente dire scrivere in stile ministeriale?

    Si può fare di meglio, gente, moto di meglio. si possono scrivere pezzi brevi, leggeri e informativi che chi legge può riprendere con piacere, non con fatica e angoscia.

    Alex

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